Dove non si gioca: alcune riflessioni su La casa de Bernarda Alba e Un bagno caldo

Presentiamo, quest’oggi, un breve sunto di un lavoro più ampio, elaborato dalla classe VLNB in seno al laboratorio di “Poesia e teatro in lingua spagnola”. L’obiettivo del nostro lavoro è stato quello di mettere a confronto due testi teatrali apparentemente diversissimi, vale a dire La casa de Bernarda Alba (1936) di Federico García Lorca e Un bagno caldo (2018), di Sauro Albisani, per farli dialogare su un punto di convergenza: l’esplorazione del complesso e sempre conflittuale rapporto genitore/figlio, presentato in due varianti speculari: “padre/figlio”, nell’opera di Sauro Albisani e “madre/figlie”, nel testo del granadino.

Le nostre riflessioni si sono incentrate su quattro aspetti in particolare: 1. La valenza universale del conflitto generazionale e la loro specifica realizzazione nelle due opere; 2. Il rapporto padre/figlio come metafora del potere politico; 3. La presenza, in entrambi i testi, di figure materne opposte; 4. Il conflitto e la conformazione dell’identità.

1. «Quando fai un figlio non sai chi ti metti in casa». Quando nasci non sai che genitori ti capiteranno

Quella fra padre e figlio è, indubbiamente, una delle relazioni umane più complesse e cariche di significati, sia simbolici che psicologici. Caratterizzato dall’ambivalente compresenza di amore e ostilità, di ammirazione e disprezzo, il rapporto padre/figlio rappresenta uno dei temi maggiormente ritratti nelle letterature di tutte le epoche e di tutte le latitudini. La necessità di “uccidere” il padre è legata alla vita stessa e rappresenta l’inevitabile passaggio generazionale, giacché, sul piano psicologico, consente al giovane di diventare adulto e, su un piano simbolico, alla storia di fare il suo corso.

Nel testo di Albisani, i personaggi che incarnano i due poli del conflitto sono Seneca e Nerone. Si tratta, tuttavia, di una “paternità simbolica e metaforica” –il filosofo in realtà è prima il precettore, poi il consigliere di Nerone- che l’imperatore vuole trasformare a tutti i costi in “paternità reale”, postulando una relazione amorosa fra la madre Agrippina e il cordovese. Ciò legittima Nerone a chiedergli ben altro rispetto agli insegnamenti retorici e filosofici; agli inviti all’esercizio delle virtù, prima di tutte la clemenza; alla fermezza davanti alla ragion di stato o nella scelta «del male minore». Ciò che Nerone può finalmente reclamare è l’affetto del padre; in ultima istanza, qualcuno con cui “giocare”.

E certamente non vi erano giochi neppure fra le bianchissime pareti delle casa di Bernarda, bianche come quelle di un convento, claustrofobiche come quelle di una prigione. Qui, il conflitto generazionale è quello che si realizza fra una madre ossessiva e dispotica e le sue 5 figlie, castrate nel loro desiderio di libertà e autoaffermazione. Va sottolineato che, in realtà, pur essendo gli uomini banditi da quel microcosmo che è la casa di Bernarda, costei incarna tutti i valori della società maschilista, patriarcale e repressiva della Spagna agli albori della Guerra Civile. Non vi è traccia di tenerezza materna, di complicità femminile, né tanto meno di disposizione al gioco, nel silenziosissimo e opprimente mondo di Bernarda.

Com’è evidente, nelle due opere vi è un’inversione del rapporto fra oppressore e oppresso: nel primo caso l’oppressore è il figlio, nel secondo la madre. Tuttavia, la risoluzione del conflitto sarà la medesima in entrambi i casi: il suicidio di Nerone, nel suo bagno caldo, e quello di Adela, la più giovane e ribelle delle donne.

2. «Tu non hai altro diritto che di obbedire»

Proferisce “l’autore”, ossia il primo personaggio che appare sulla scena, in Un bagno caldo, che: «Non doveva essere facile pensare con la propria testa, alla luce del sole, in una città nella quale giganteggia la statua del dio, il sole stesso, col volto di Nerone».

E certamente non doveva essere facile neppure per quelle cinque donne rinchiuse in una casa nella quale giganteggiava la figura della loro madre dispotica, né pensare con la loro testa, né, tanto meno, scegliere liberamente e agire al di fuori di quel confinamento. E’ evidente che la stessa tirannia di Nerone appartiene anche a Bernarda, così descritta da La Poncia:

«Tiranna di tutti quelli che la circondano. Capacissima di sedersi sul tuo cuore e rimanerci un anno, a guardare come tu muori, senza che le si dischiuda il sorriso freddo che porta stampato su quella faccia maledetta».

Altro punto di convergenza, dunque, è il rapporto generazionale come allegoria del potere politico. E se in Un bagno caldo i rimandi storici sono trasparenti, ne La casa de bernarda Alba sono più velati. Quest’opera può essere interpretata, infatti, come un’allegoria del franchismo, laddove la figura di Bernarda che batte ossessivamente il bastone a terra per richiamare all’ordine e al silenzio  rappresenta il principio di obbedienza assoluta e l’impossibilità di una qualsiasi forma di dissidenza.

3. «Ti piaceva tanto mangiare di nascosto le fragole del mio orto»

Nelle due opere in questione, possiamo individuare diverse modalità genitoriali, identificate sia nella figura paterna che in quella materna. Focalizzandoci sulle figure materne, si possono riscontrare due principali e contrastanti tipologie di madre: da un lato quella dispotica, opportunista e distaccata, dall’altro quella amorevole e presente. Al polo Agrippina-Bernarda si contrappongono, nelle due opere, le figure di Elvia, madre di Nerone, e di Maria Josefa, madre di Bernarda, ad indicare che forse vi è ancora spazio per l’affettività e il “gioco” in un mondo caratterizzato dalla violenza e l’anaffettività. Va sottolineato, tuttavia, che in entrambe le opere queste donne parlano dai “margini”: quello della vecchiaia, dell’asservimento, della reclusione e della pazzia.

4. «Ti fissi allo specchio… Che peccato, si è rotto…»

Infine, l’ultimo aspetto che abbiamo analizzato, forse quello più complesso, è il rapporto padre-figlio come luogo dell’individuazione e della creazione del sé.

Se un rapporto “sano” con la figura paterna consente al giovane di strutturare la propria identità e di diventare un individuo autonomo, nelle opere analizzate questo processo appare negato. Alle figlie di Bernarda non è consentito di affrancarsi dal potere della madre, di avere dei sogni propri, di sviluppare le capacità per realizzarli autonomamente, infine di “uscire” dalla casa. La conformazione delle loro personalità avviene in due modi contrapposti ma ugualmente patologici: o la totale accettazione del modello materno, o il suo rifiuto oppositivo. Pur ribellandosi ai dettami materni, Adela non conquisterà mai un sé autonomo, dal momento che le sue azioni non sono il frutto di scelte consapevoli, ma velleitari atti di disobbedienza.

Molto  più complesso è il tema dell’identità in Un bagno caldo, opera in cui tutte le soggettività appaiono instabili e fluttuanti. Questa indeterminazione di fondo (Elvia è madre o è serva? Seneca è padre o precettore? Nerone è Laio o Edipo?) è resa ancor più esasperata dalla teatralità, sia come condizione materiale (i personaggi si trovano in un teatro dove Nerone, indossando delle maschere, inscena ogni sera delle rappresentazioni), che come condizione esistenziale.

E se tutto ciò non fosse sufficiente a restituire degli “io precari”, ciascun personaggio appare scisso dal proprio passato. Partendo dall’assunto che l’individuo è “individuo” proprio perché non si può dividere, perché mantiene una continuità fra “ciò che è stato” e “ciò che è”, i personaggi del testo di Albisani sembrano non corrispondere a ciò che erano nella loro infanzia. Metafora di tale condizione è lo specchio nel quale costantemente essi si riflettono alla ricerca di unità; uno specchio che, tuttavia, si rompe per restituire immagini frantumate, pezzettini di sé.

E forse Pirro, secondo noi il personaggio più felice dell’opera, rappresenta il luogo non della ricomposizione unitaria, ma della convivenza degli aspetti più contraddittori dell’essere umano, della coesistenza dell’Uno e dell’Altro. Personaggio non assimilabile a nessuno di quelli che compongono La casa di Bernarda Alba, ma indubbiamente presente nel teatro lorchiano di avanguardia, come El público, Pirro è fortemente affine a Lorca stesso.

Modica, 11/04/2018


Classe V LNB – Laboratorio di Poesia e teatro in lingua spagnola

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